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Faggete vetuste patrimonio naturale dell'umanità

Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise

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Territorio

Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise si estende su una superficie di circa 50.000 ettari, in un’area dell’Appennino Centrale laddove le tre Regioni che ne caratterizzano il nome si incontrano. Imponenti dorsali della catena appenninica (Monte Cornacchia, Monte Serrone, Serra del Re, Serra delle Gravare e Montagna Grande, Monte Marsicano) s’innalzano a nord, dall’antico bacino del Fucino, e sembrano fondersi, in corrispondenza della Camosciara, in un’unica catena montuosa che, raggiunto il culmine altimetrico del Monte Petroso (2.249 m), prosegue verso sud-est fino a terminare con le Mainarde, creando, con contrafforti e incisioni vallive o piccole conche pianeggianti di origine glaciale o modellate dal fiume Sangro e dai suoi affluenti, un sistema montuoso vario, articolato e complesso.

Le rocce che formano i rilievi del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise sono costituite prevalentemente dai sedimenti depositatisi in una porzione del mare della Tetide che, nell’era Mesozoica, separava il continente euroasiatico dal continente africano. In questo vasto mare si accumulavano i sedimenti che provenivano dallo smantellamento dei continenti e i depositi carbonatici prodotti dall’attività biologica.

Processi di trasformazione in rocce dei sedimenti, movimenti tettonici, erosione, fenomeni di glacialismo e carsismo, dovuti alla natura carbonatica delle rocce, hanno poi modellato queste montagne che, a versanti tondeggianti e in lieve declivio, alternano imponenti pareti sub-verticali.

Spicca per maestosità l’anfiteatro della Camosciara dove affiorano, insieme alle rocce carbonatiche, le dolomie che conferiscono a questo angolo dell’Appennino un aspetto decisamente “alpino”.

Costituito già dal 1921 con iniziativa privata, su appena 100 ettari delle vette più alte della Camosciara, è stato riconosciuto ufficialmente con legge dello Stato nel 1923, dapprima con il nome di Parco Nazionale d’Abruzzo e quindi, nel 2001, con la denominazione attuale, anche per effetto dei suoi ampliamenti che hanno interessato la catena montuosa che fa da spartiacque tra Lazio e Molise. Ai suoi circa 50.000 ettari attuali di area protetta vera e propria, si aggiunge una fascia esterna, estesa oltre 70.000 ettari, che le fa da contorno e per la quale valgono per lo più norme restrittive per l’attività venatoria.

È un Parco abitato: borghi e piccoli paesi di impianto medioevale, o talora recentissimi per insediamenti post-sisma o per sviluppo turistico, sono sparsi, adagiati su conche o arroccati su promontori montuosi, sia all’interno dell’area protetta sia, più spesso, al suo margine, nella fascia di protezione esterna o Area Contigua.

L’attività economica trainante dell’area centrale del Parco (Alto Sangro) è senza dubbio quella turistica, con un’attenzione sempre maggiore a coniugare conservazione e sviluppo, mentre è facile riscontrare resti di attività agricole e zootecniche nei versanti laziali e molisani, grazie anche a condizioni ambientali più favorevoli.

  • Foto di Francesco Lemma
    Foto di Francesco Lemma
  • Vista sulla cima di Monte Petroso - Foto di Francesco Lemma
    Vista sulla cima di Monte Petroso - Foto di Francesco Lemma
  • Foto di Francesco Lemma
    Foto di Francesco Lemma
  • Foto di Francesco Lemma
    Foto di Francesco Lemma
  • Foto di Francesco Lemma
    Foto di Francesco Lemma
  • Foto di Francesco Lemma
    Foto di Francesco Lemma
  • Foto di Francesco Lemma
    Foto di Francesco Lemma
  • Foto di Francesco Lemma
    Foto di Francesco Lemma
  • Foto di Francesco Lemma
    Foto di Francesco Lemma
  • L’anfiteatro naturale della Camosciara - Foto di Valentino Mastrella
    L’anfiteatro naturale della Camosciara - Foto di Valentino Mastrella
  • Vetta del Monte Amaro di Opi - Foto di Francesco Lemma
    Vetta del Monte Amaro di Opi - Foto di Francesco Lemma
  • Il paese di Opi in autunno - Foto di Francesco Lemma
    Il paese di Opi in autunno - Foto di Francesco Lemma

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Progetto finanziato a valere sui fondi Legge 20 febbraio 2006, n. 77 “Misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella “lista del patrimonio mondiale”, posti sotto la tutela dell’UNESCO. Progetto finanziato a valere sui fondi Legge 20 febbraio 2006, n. 77 “Misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella “lista del patrimonio mondiale”, posti sotto la tutela dell’UNESCO.