Territorio
La Riserva Integrale di Sasso Fratino è la prima riserva integrale istituita in Italia nel 1959, insignita del Diploma Europeo delle Aree Protette nel 1985 e divenuta Patrimonio Unesco nel 2017, assieme ad un’ampia area buffer circostante. Le faggete vetuste di Sasso Fratino e le Riserve Biogenetiche Casentinesi rappresentano il cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, una delle aree forestali più pregiate d’Europa fra la Romagna e la Toscana.
Istituito su un’area di circa 36.000 ettari, equamente divisa fra l’Emilia-Romagna e la Toscana, comprende territori delle province di Forlì-Cesena, Arezzo e Firenze e si estende lungo la dorsale appenninica tosco-romagnola, scendendo ripidamente lungo le vallate parallele del versante romagnolo e in maniera più graduale nel versante toscano, che si presenta con pendii più dolci, fino all’ampio fondovalle formato dall’Arno. Il paesaggio è caratterizzato dalle rocce sedimentarie, prevalentemente arenarie, intercalate a marne, che in Romagna appaiono frequentemente con caratteristiche scarpate stratificate, o con crinali spogli. Il Parco include anche la foresta monumentale che avvolge il Santuario Francescano della Verna, oltre che numerose altre aree, non solo forestali, a grande valenza naturalistica.
Al visitatore che raggiunge questi luoghi, risalendo le irte e selvagge valli dell’alta Romagna, o il corso del fiume Arno lungo lo storico e ricco d’arte fondovalle casentinese, oppure l’imponente valle del torrente Falterona nel versante fiorentino, il Parco offre l’opportunità di scoprire ambienti affascinanti senza mai uscire dal lussureggiante e rigoglioso manto verde che lo avvolge in quasi tutta la sua estensione.
Si tratta di un territorio con centri abitati ricchi di storia, in cui il rapporto con l’uomo ha radici lontane nel tempo e ben documentate fin dal 1012, quando San Romualdo diede vita all’Ordine dei Monaci Camaldolesi, che per secoli saranno custodi e gestori di questo patrimonio secondo le regole del famoso Codice Forestale Camaldolese, testimonianza di legame tra ricerca spirituale e cura della foresta.
È inoltre nel maggio del 1213 che il conte Orlando Cattani di Chiusi in Casentino fece dono a San Francesco del Monte della Verna. È l’inizio della storia di uno dei luoghi più profondamente intrisi di misticismo dell’Occidente, in cui San Francesco ricevette le stimmate durante la Quaresima del 1224. La rupe calcarea di Monte Penna è oggi ricoperta da una foresta conservata nella sua ricchissima varietà da quasi otto secoli di gestione francescana, che vedeva il bosco come parte del creato attraverso cui si manifestava l’opera di Dio e, come tale, da rispettare e venerare.
Il Parco rappresenta quindi un’area nella quale l’uomo ha sempre vissuto e lavorato, ed è anche questo il motivo della presenza dei numerosi ruderi e borghi abbandonati nel suo territorio. A causa del massiccio esodo che si è verificato a partire dal secondo dopoguerra, il numero degli attuali abitanti del Parco è ridotto a circa 1.500 persone. Se l’abbandono ha causato la scomparsa di un’intera civiltà appenninica, con i suoi numerosi e antichi saperi, tradizioni e modi di vivere, essa ha anche lasciato il passo a foreste rigogliose e a una ricca biodiversità.




















































