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Un questionario sulle faggete dell’UNESCO
Un progetto di valorizzazione economico-turistica delle faggete vetuste del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Il Dipartimento di Economia, Ingegneria, Società e Impresa (DEIM) dell’Università della Tuscia sta collaborando al progetto di Elaborazione del Piano di Gestione per le componenti italiane del sito seriale patrimonio mondiale dell’Unesco n.1133TER... approfondisci
I segreti della longevità dei faggi
Arrampicarsi “sugli alberi più vecchi d’Europa” per comprendere la legge che lega crescita e longevità L’esigenza di esplorare i misteri che avvolgono la longevità degli alberi ha ispirato uno studio internazionale, che ha unito diversi gruppi di ricerca europei coordinati da Roel Brienen della School of Geography dell’... approfondisci
L’ampliamento del sito UNESCO
L’importanza della rete di faggete vetuste UNESCO per la tutela dell’integrità dei processi biologici ed ecologici di un habitat forestale unico. Si avvicina la conclusione del dossier per il processo di ampliamento del sito Seriale UNESCO “Ancient and Primeval Beech Forests of the Carpathians and Other Regions of... approfondisci
Un Piano per la Conservazione del sito UNESCO
Avviati i lavori, grazie a un finanziamento del MiBACT, per la stesura del Piano di Gestione per le faggete vetuste italiane Le antiche foreste di faggio sono tutelate e conservate grazie all’istituzione del sito seriale transnazionale “Foreste Primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d’Europa”, composto... approfondisci
HALF-EARTH: un nuovo patto tra uomo e natura

HALF-EARTH: un nuovo patto tra uomo e natura

La tutela della biodiversità, la conservazione degli ecosistemi e dei processi naturali rappresentano la principale sfida del nostro tempo.

L’accelerazione delle attività umane nell’uso incessante e indiscriminato degli spazi a disposizione della natura hanno causato e continuano a causare una riduzione degli ecosistemi con la conseguente diminuzione della biodiversità, estinzione di habitat e specie, e alterazione sempre più marcata delle condizioni del pianeta.

Nella convinzione di far fronte a questo scenario, il biologo e naturalista Edward O. Wilson ha proposto una visione moderna, che a tratti può sembrare utopistica: sancire un patto tra uomo e natura per garantire la salute del nostro pianeta alle generazioni future. L’obiettivo è quello di lasciare metà della Terra alla tutela dei processi naturali, garantendo e promuovendo così la conservazione della natura, e l’altra metà alle attività antropiche. Questa proposta, denominata “Half-earth”, ha quindi l’obiettivo di mitigare gli effetti negativi delle azioni antropiche sul nostro pianeta e fronteggiare la distruzione, la trasformazione e la semplificazione, tutt’ora in atto, degli ecosistemi.

Il risultato delle attività umane, che hanno ridotto la vitalità e la capacità degli ecosistemi di mantenere un equilibrio, è sotto gli occhi di tutti. Basti pensare alla rapida scomparsa delle foreste primigenie, non solo equatoriali ma anche boreali e, in modo sempre più evidente, all’alterazione delle condizioni climatiche, con conseguenze sulle temperature, sulle precipitazioni, sull’andamento delle stagioni, sull’intensità e distribuzione degli eventi meteorici e catastrofici. Stanno quindi influenzando fortemente anche le condizioni di vita della nostra specie.

Di fronte a questa escalation si può notare come gli effetti negativi delle azioni antropiche abbiano colpito soprattutto le foreste, che risultano ad oggi gli habitat più danneggiati, in particolare dal dissodamento, dal taglio, dall’incendio. La conservazione delle foreste vetuste, quali veri e propri scrigni di biodiversità, rappresenta quindi a tutti gli effetti la soluzione più efficace ed economica per contrastare la perdita di biodiversità e mitigare i cambiamenti climatici, grazie alla capacità delle foreste di accumulare grandi quantitativi di CO2.


Durante la giornata “Half-earth day”, evento che quest’anno si svolgerà in diretta streaming sui canali YouTube del Parco (Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna) e dell’Università della Tuscia, ci saranno momenti di riflessione e discussione dedicati alla via di uscita più plausibile: ripensare all’uso del territorio lasciando spazio alla Natura, come elemento di quel patto intergenerazionale necessario per lo sviluppo sostenibile, per conservare la biodiversità, mitigare i cambiamenti climatici e mantenere i preziosi benefici ecologici degli ecosistemi.

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Progetto finanziato a valere sui fondi Legge 20 febbraio 2006, n. 77 "Misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella "lista del patrimonio mondiale", posti sotto la tutela dell'UNESCO.